Quanti italiani fanno testamento? I numeri di un Paese che rinvia

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Grafici e dati statistici visualizzati su un computer portatile

Una fotografia che fa pensare

La raccolta dei dati sulle successioni testamentarie in Italia non è semplice — non esiste un'anagrafe pubblica unificata. Le fonti più affidabili sono i dati del Consiglio Nazionale del Notariato, dell'ISTAT e del Registro Generale dei Testamenti tenuto presso il Ministero della Giustizia.

Mettendoli insieme emerge un quadro chiaro: gli italiani fanno poco testamento. Anche meno di quanto si penserebbe.

I numeri di base

Secondo i dati del Notariato italiano relativi agli ultimi anni disponibili:

  • Ogni anno in Italia muoiono circa 640.000–720.000 persone (ISTAT, decessi annuali).
  • Vengono pubblicati circa 150.000 testamenti all'anno (di cui circa 60% olografi e 40% pubblici/segreti).
  • Significa che meno di 1 italiano su 4 lascia un testamento al momento del decesso.

Il resto delle successioni segue le regole della successione legittima: è la legge — non il defunto — a decidere come dividere i beni.

Confronto con l'Europa

Lo scenario italiano stride con quello di altri Paesi europei:

PaeseAdulti con testamentoFonte
Germania~30%Stiftung Warentest
Regno Unito~40%Will Aid annual survey
Francia~35%Conseil Supérieur du Notariat
Italia~22–25%Consiglio Nazionale Notariato

La cultura del testamento è molto più diffusa nei Paesi anglosassoni e nordeuropei, dove fare testamento è considerato un atto di responsabilità ordinaria, non un gesto eccezionale.

Chi fa testamento in Italia

Dai dati emergono alcuni profili ricorrenti:

  • Età media: la stragrande maggioranza dei testamenti viene redatta dopo i 65 anni. Solo il 5% circa è scritto da under-50.
  • Patrimonio: prevalgono i ceti medio-alti, ma negli ultimi anni cresce la quota di chi fa testamento avendo "solo" la casa di famiglia.
  • Stato civile: i single senza figli e i conviventi non sposati sono più propensi a fare testamento dei coniugati con figli (perché senza testamento il loro patrimonio andrebbe ai parenti e non al partner).
  • Geografia: la propensione è maggiore nelle regioni del Nord (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) rispetto al Sud.

Tipologie: olografo, pubblico, segreto

Tra i testamenti pubblicati ogni anno:

  • ~60% sono olografi: la forma più semplice ed economica.
  • ~38% sono pubblici: ricevuti da notaio davanti a testimoni.
  • ~2% sono segreti: scritti dal testatore e consegnati sigillati al notaio.

L'olografo è di gran lunga la forma preferita. La sua diffusione è cresciuta negli ultimi 15 anni, complice anche la disponibilità di guide e servizi che rendono più facile redigerlo correttamente.

Perché così pochi italiani fanno testamento

Le ricerche del Notariato e di alcune università hanno identificato le tre cause principali:

  1. Tabù culturale. Parlare della propria morte resta difficile. Molti italiani considerano "scaramanzia" persino solo informarsi.
  2. Convinzione di sapere già cosa succede. "Tanto va tutto a moglie e figli." In parte è vero, ma le quote sono spesso diverse da quelle che si immaginano.
  3. Percezione di complessità. Si pensa che serva il notaio, che costi caro, che richieda tempo. In realtà l'olografo è gratuito e si fa in mezz'ora.

I primi due fattori sono culturali. Il terzo è risolvibile con informazione: ed è qui che servizi come questo possono fare la differenza.

Cosa succede senza testamento: la successione legittima

Quando si muore senza aver fatto testamento, l'eredità si divide secondo regole rigide:

  • Solo coniuge: prende tutto.
  • Coniuge + 1 figlio: 1/2 al coniuge, 1/2 al figlio.
  • Coniuge + 2 o più figli: 1/3 al coniuge, 2/3 ai figli in parti uguali.
  • Solo figli (no coniuge): tutto ai figli in parti uguali.
  • Solo coniuge + ascendenti: 2/3 al coniuge, 1/3 agli ascendenti.
  • Solo fratelli (no coniuge, no figli, no ascendenti): tutto ai fratelli.
  • Partner di unione civile registrata (L. 76/2016, art. 1, comma 21): equiparato al coniuge a fini successori. Eredita come tale.
  • Convivente non registrato: zero quote ereditarie. Per la convivenza di fatto registrata anagraficamente, la L. 76/2016 prevede solo limitati diritti (es. diritto di abitazione temporaneo sulla casa familiare, da 2 a 5 anni a seconda della durata della convivenza).

Le regole della successione legittima funzionano "in media", ma raramente rispecchiano davvero le preferenze del defunto. Esempi tipici:

  • Un genitore con un figlio in difficoltà economica e uno benestante: vorrebbe favorire il primo, ma la legge li tratta uguali.
  • Una persona che convive da 20 anni senza essere sposata: il partner non riceve nulla.
  • Chi vuole lasciare qualcosa a un nipote particolarmente caro o a un'associazione benefica: senza testamento è impossibile.

Il valore di non rinviare

La statistica più impressionante non è quanti italiani non fanno testamento, ma a che età si decidono finalmente a farlo. Età media: oltre i 70 anni. Età della maggior parte degli incidenti improvvisi: prima.

Fare testamento prima dei 50 anni è una buona prassi se:

  • Hai figli minori (puoi designare nel testamento il tutore che vorresti per loro: ai sensi dell'art. 348 c.c. il giudice tutelare nomina di norma la persona indicata dal genitore, salvo che sussistano gravi motivi che la rendano inadatta).
  • Hai un partner non coniugato.
  • Hai un patrimonio che vuoi distribuire diversamente da come farebbe la legge.
  • Hai una causa benefica a cuore.

Il testamento si può modificare ogni volta che vuoi. Ma può servire da un momento all'altro, e farlo "quando sarà il momento" è la strategia che funziona meno di tutte.

Questo articolo ha finalità esclusivamente informative e divulgative; non costituisce consulenza legale, fiscale o notarile. La normativa e la giurisprudenza in materia successoria evolvono nel tempo: prima di prendere decisioni, verifica sempre i riferimenti citati con la normativa vigente o rivolgiti a un professionista qualificato (notaio, avvocato successorista, commercialista).

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