Cos'è la diseredazione
Diseredare significa escludere espressamente una persona dall'eredità, di solito tramite una clausola del testamento. In Italia, contrariamente a quanto pensano molti, la diseredazione è fortemente limitata dalla legge.
La regola pratica
Il testatore può diseredare liberamente:
- Gli eredi NON legittimari (fratelli, zii, cugini, nipoti senza rappresentazione, conviventi di fatto, amici)
- Si fa con una clausola del testamento del tipo: "Escludo da ogni mia disposizione mio fratello Mario"
Per i legittimari (coniuge, figli, ascendenti in mancanza di figli), il punto è diverso: puoi destinare ad altri la quota disponibile, ma non puoi togliere loro la quota di legittima riservata dalla legge. Se una clausola li esclude del tutto o li lascia sotto la quota minima, il legittimario può agire in riduzione.
Indegnità: un istituto diverso
L'indegnità a succedere (art. 463 c.c.) non è una semplice scelta del testatore: riguarda condotte gravissime tassativamente previste dalla legge, come violenza o falsificazione del testamento, e va fatta valere secondo le regole proprie dell'istituto. Non va confusa con una clausola di diseredazione scritta per ragioni familiari o personali.
Conseguenze della clausola rischiosa
Se il testatore esclude un legittimario senza rispettare la sua quota, il testamento non è automaticamente nullo. Però il legittimario leso può promuovere l'azione di riduzione entro 10 anni dall'apertura della successione e ottenere comunque la quota che gli spetta.
Differenza con altre figure
- Indegnità — l'erede è escluso per legge dopo accertamento giudiziale
- Rinuncia — è l'erede che decide di non accettare
- Diseredazione — è il testatore che decide di escludere
Riferimenti
Artt. 463 c.c. (indegnità), 536 ss. c.c. (legittimari), 553 ss. c.c. (azione di riduzione).